Il REAL SITO DI CARDITELLO ovvero la REGGIA DI CARDITELLO

In una bellissima e soleggiata domenica di marzo siamo andati alla scoperta di questo sito sconosciuto alle grandi masse di turisti e appena accennato in alcuni itinerari turistici (o completamente assente). Confesso che io stessa non lo avevo mai visitato, nè ne conoscevo la bellezza e l’importanza. Andiamo con ordine: la visita è stata organizzata dall’associazione be.time nella persona del presidente Amodio D’Amodio.

La Reggia di Carditello si trova nella provincia di Caserta, non lontana dalla più famosa REGGIA DI CASERTA.   La reggia fu costruita nel 1787 per volere di Ferdinando IV di Borbone che la destinó all’allevamento dei cavalli e alla produzione casearia oltre che agricola (i primi esperimenti sulla canapa sono stati svolti nel locali di questa reggia). Purtroppo nel 1860 la tenuta viene occupata dai garibaldini, passando quindi ai Savoia, che non si accontentarono di “cancellare” tracce visibili dei precedenti Reali,  ma cominciarono anche un lento saccheggio degli oggetti presenti. Tale opera di saccheggiamento ebbe il suo culmine dopo il 1920, complice anche l’incuria, l’abbandono (nessun custode a presidio del sito) e la posizione isolata della stessa. Furono infatti rubati parte degli arredi, lampadari e addirittura i marmi presenti sulla scalinata d’accesso al primo piano. Questa premessa è d’obbligo poichè man mano che ci si addentra nei vai locali/stanze, ci si rende conto che di originale è rimasto poco. Purtroppo le poche cose ritrovate (se ci riferiamo agli arredi) non si trovano al suo interno, ma all’interno degli archivi storici della reggia di Caser in locali perlopiu non accessibili ai visitatori. Grazie a questi ritrovamenti, però, si è potuto risalire all’uso di cui si faceva di alcune camere, mentre di altre è possibile solo farne delle ipotesi.

Appena arrivati si viene sorpresi dalla bellezza di questa tenuta, strutturata in un edificio centrale  (agibile e oggetto di visita guidata) e due ali/padiglioni laterali (chiusi al pubblico) adibiti all’epoca per produzioni agricole e produzione di prodotti caseari (in particolare la provola affumicata)

Il grande prato davanti alla tenuta (recintato) era adibito a pascolo dei cavalli, infatti sotto al “tempietto” presente al centro vi è una cisterna di acqua, collegata con l’acquedotto, che fornisce acqua alle fontane dei due obelischi usate come abbeveratoi dei cavalli. Purtroppo, come detto non è possibile accedere nè al prato nè al tempio, ma la guida ci ha spiegato che la volta è dipinta con disegni che riprendono la volta della cappella interna della Reggia.

Dopo averci fatti accomodare (per pochi minuti) in una sorta di hall, siamo stati affidati alla nostra guida Ilaria, volontaria dell’associazione Agenda21 che si occupa dei tour per questo sito. Ci ha subito specificato che NON era possibile accedere alla visita coi passeggini e che per ragioni di sicurezza non bisognava appoggiarsi a porte e finestre. Per tale motivo vi suggerisco, se vi recate in questo luogo con bimbi piccoli, di portare un marsupio. L’itinerario non è complicato, sono presenti un paio di rampe di scale e l’accesso è facile, tranne in un punto dove sono stati istallati degli assi a supporto di una porta, in questo punto appunto non è possibile accedere con i passeggini. Io ci sono stata con mia figlia di 8 anni e un quasi 3enne e anche per quest’ultimo il percorso non è stato affatto faticoso.

Si accede alla reggia e, quindi al tour, passando da quelle che una volta erano le stalle, sono ben distinguibili i solchi sul pavimento, adibiti allo scolo, e i soffitti molto alti con travi di legno. In una delle due ex stalle sono presenti gli unici bagni della struttura.

stalle

il tempioveduta interna

La prima zona che abbiamo visitato è quella  della cappella privata. Tale parte, complice probabilmente la sacralità del luogo, risulta essere la meno danneggiata e deturpata di tutta la struttura e, proprio da questo, si può intuire quale fosse la bellezza della reggia di Carditello ai tempi della sua costruzione. La cappella è molto raccolta; l’accesso non era consentito al popolo, questo, infatti, assisteva alle celebrazioni restando fuori dalla grande porta posta di fronte all’altare. Al re e consorte era riservato il primo piano e, probabilmente non a caso, allo stesso piano è anche presente una enorme finestra che simboleggia la “luce del Signore”. Questa ubicazione (sopraelevata rispetto al piano di celebrazione) non consentiva ai due sovrani di partecipare al rito dell’eucarestia (mai un sovrano scenderà al livello del popolo!) per ovviare a questo problema fu creato un “montacarichi rudimentale” che, attraverso un buco e una seria di funi, faceva sí che le ostie arrivassero direttamente al piano di sopra (sotto una immagine del buco che collega il piano terra a quello superiore).

cappella

visibile in alto il piano superiore, zona riservata ai sovrani

montacarichi

quel che resta del vecchio montacarichi

lucernario cappella

Grande finestra/lucernario posta al primo piano della cappella

Nella volta della cupola della cappella sono presenti rosoni con fiori di cardo. Il cardo infatti dà il nome alla zona, Carditello, che significava zona infestata da cardi.

Lasciamo il piano inferiore e attraverso una grande scalinata arriviamo a quello superiore; la nostra guida Ilaria ci sottolinea la differenza cromatica dei gradini poiché i marmi originali presenti sui gradini sono stati portati via e per tale motivo, alcuni sono stati completamente rifatti.

scalinata

una delle due scalinate di accesso al piano superiore

scalinata

ecco come si presentava la scalinata prima del recupero

Il primo piano della cappella, come detto in precedenza, è la zona meno danneggiata dell’abbandono, dai saccheggi e dell’umidità; vi sono 2 affreschi rappresentanti uno la fuga d’Egitto e l’altro la natività (opere di Francesco Collecini)

Qui finalmente troviamo anche traccia di quello che era in origine la pavimentazione originale, oltre a una camera di cui non se ne conosce l’uso poiché non è rimasta traccia di quelli che erano gli affreschi presenti. Probabilmente doveva essere la cosiddetta “stanza dei giochi” visto che al suo interno sono state ritrovate sedie senza braccioli e alcuni piccoli oggetti che avvalorano questa ipotesi, ma l’ubicazione della stessa (attigua alla cappella) e la presenza di un lucernario al suo interno, in parte, la smentiscono.

Passiamo attraverso una stanza di dipinti agresti che riprendono praticamente il panorama visibile dalla finestra, e attraverso una dedicata alla dea della caccia Diana e attraverso quella che probabilmente fungeva da biblioteca, di quest’ultima davvero poco è rimasto.

Arriviamo poi al cuore della Reggia di Carditello: la sala delle feste. Alle pareti erano presenti dei grandi arazzi che rappresentavano scene di vita di Enrico IV e anche qui possiamo solo immaginarlo poiche nulla è presente. Per fortuna nella parte superiore è ancora presente una bellissima scena piena di dettagli: si distinguono, sulla destra, un gruppo di re: al centro è raffigurato Re Carlo (l’unico seduto con le gambe incrociate) e alla sua destra Ferdinando IV, anche detto Re Nasone. All’interno dello stesso dipinto è possibile distinguere anche una sorta di arcobaleno al cui interno ci sono disegnati i segni zodiacali dei re.

Arrivati nella stanza da pranzo la guida ci fa notare un ovale disegnato da piastrelle grigie sul pavimento, al suo posto lí vi era un tavolo da pranzo che, attraverso un sistema di corde di canapa e ruote dentellate, era in grado di salire e scendere dal piano inferiore, zona adibita alle cucine. In questo modo il tavolo veniva portato al piano di sotto, veniva imbandito e poi ritornava nella sala al piano superiore.

Lo stesso sistema è stato usato per la realizzazione del PRIMO ASCENSORE AL MONDO. Infatti, Ettore Martucci, scrive che, all’interno della reggia di Carditello, era presente la “rinomata macchina matematica” ovvero un montacarichi capace di trasportare le cose da un piano all’altro, tale sistema fu infatti utilizzato anche all’interno della vicina reggia di Caserta per la creazione di un ascensore che portava le persone dai piani bassi a quelli alti e viceversa. Contestualmente all’inaugurazione della sedia casertana, anche il montacarichi di Carditello divenne ascensore.

tavolo da pranzo

ovale dove era presente il tavolo da pranzo

Una delle ultime stanze visitate è stata la camera da letto di Ferdinando. Qui troviamo rappresentate le quattro stagioni: al soffitto la primavera, alle pareti le altre tre, anche se l’inverno è andato completamente perso e non ne è rimasta traccia. Curioso è vedere come i garibaldini, in questa camera, abbiamo letteralmente cancellato le immagini dei sovrani, infatti al centro di un affresco è presente una grande chiazza bianca dove erano raffigurati il Re. e sua moglie. Per nostra fortuna i garibaldini non hanno riconosciuto la regina nell’affresco della mietitura, dipinta in un angolo a destra adagiata su alcuni accumuli di fieno, probabilmente ingannati dal tipo di abito indossato.

mietitura

Particolare della mietitura-a destra la regina in abiti contadini

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Il sito della reggia di Carditello è ingiustamente poco noto, con vari progetti e manifestazioni si sta tentando di riqualificarlo. Un grande lavoro è gia stato fatto, ma la strada è ancora lunga.

La triste storia di questa tenuta sembra rispecchiare la storia dell’Italia dell’Italia meridionale: saccheggiata, derubata e abbandonata a se stessa. La cui rinascita è affidata all’opera di qualche associazione di volontariato. Un sito che davvero con poco potrebbe risultare di grande richiamo di turisti. Basterebbero anche delle foto con ricostruzioni (digitali o meno) di quel che era il suo splendore oppure l’istallazione di teche con oggetti ritrovati in loco e magari delle foto di come è stata ritrovata volte a far capire il lavoro già fatto. Consiglio di visitare la reggia sia a turisti che a persone autoctone! C’è tanto da imparare da questo luogo, questa reggia riporta alla nostra attenzione la magnificenza e bellezza sia dei luoghi intorno sia l’importanza che questi hanno avuto nella storia. E visto che questa sensazione ci ha lasciato l’amaro in bocca, all’uscita ne abbiamo approfittato per andare ad assaggiare (e non solo) una specialità del luogo. Infatti, non lontano dalla reggia c’è la “pasticceria Emilio”, qui è possibile degustare, oltre ai classici babà e sfogliatelle, anche il famoso ROCCOBABÁ un babá dalla forma circolare, in versione semifredda, con crema e copertura di cioccolata. Il roccobabà deve il suo nome allo stilista Rocco Barocco che lo assaggió e lo trovò squisito (come dargli torto). Ovviamente dopo l’assaggio sul posto potrete, come noi, portarne uno a casa con voi.



 


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